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Anche questo 2016 è giunto al termine, ed essere sopravvissuti a questa annata in futuro varrà come un Master ad Harvard o un Premio Nobel.

Voglio salutare tutti voi e questo anno regalandovi, ammesso sia un regalo, il capitolo del mio libro “Freegnacce- Pensieri in libertà” (del quale trovate tutte le info QUI ) dedicato proprio al Capodanno. Capirete quanto io ami questa ricorrenza e quanto io sia felice oggi. Non mi resta che augurarvi Buona Fine (che suona molto bene…) e Buon Inizio ! Buon 2017 a tutti !

CAPO-DANNO (Tratto da “Freegnacce-Pensieri in libertà” di Serena Cendron)

A – e- i – o – uuuuuh che du palle!

Perdonate la volgarità, ma io faccio parte di quella grandissima fetta di persone al mondo che non tollera il capodanno. Non ce la faccio. È più forte di me, e con l’avanzare dell’età credo andrà sempre peggio. Sicuramente ora sembrerò una pantofolaia triste e asociale che non ama feste e compagnie, ma non è assolutamente così. Un anno, nel periodo dell’adolescenza, ricordo addirittura di aver finto l’influenza pur di starmene a casa. Ma si sa sono anni difficili.

Come ora.

Comunque i motivi di questa mia ostilità nei confronti della notte di San Silvestro sono molteplici, dal brano Disco Samba con relativo trenino sopracitato, alla ricerca quasi obbligata di qualcosa da fare per divertirsi per forza.

Tralasciando il fatto che la classica domanda “cosa fai a capodanno?” la si inizia a sentire più o meno verso ferragosto, se non hai nulla di programmato, o peggio ancora rispondi che vorresti beatamente startene a casa sul divano ad aumentare la luminosità della tv mentre guardi Carlo Conti, diventi automaticamente uno sfigato di prima categoria.

Che io dico, ma se vuoi andare a farti la tua cena a Cortina cosa me ne frega a me! Vacci e non scassarci i cosiddetti!

Ad una cena di gala, o comunque in ristorante, preferisco senza dubbio una cena a casa propria o di buoni amici. Calcolando che il primo gennaio poi tocca alzarsi alle 8 per pulire tutto, forse meglio la seconda.

Che senso ha, soprattutto, andare in certi locali (non tutti per fortuna) dove un piatto di pasta o una pizza il giorno prima lo trovi a 10 euro e a capodanno a 50?

Che se becchi pure il cuoco con il rodimento perché è al lavoro invece che a casa con la famiglia a festeggiare, o peggio ancora magari deve fare il triplo lavoro nello stesso tempo e con lo stesso stipendio, rischi di farti il primo dell’anno sulla tazza.

Un’altra alternativa a tutto questo sono le feste in piazza, per alcuni una rassicurante certezza per altri un ripiego dell’ultimo minuto.

Nel mio caso per due anni è stata sempre la seconda opzione, e tutto sommato non è male… ovviamente se sei con la compagnia giusta. Mi sono sempre divertita (limitatamente, è pur sempre l’odioso capodanno) fino a quando non mi sono trovata fradicia dalla testa ai piedi di spumante. Io che non bevo e da piccola portavo in tavola la bottiglia del vino con una mano e con l’altra mi pinzavo il naso per non sentirne l’odore.

Pensate la gioia.

I capodanni più traumatici secondo me li vivono i genitori dei teenagers, in quanto quest’ultimi sono i re e le regine indiscusse delle fregature per cenoni e feste.

In genere funziona così : ragazzo/a dai 13 ai 16 anni circa → festa (in genere in villa privata /discoteca improvvisata ) alla quale si accede solo tramite prevendita acquistata nelle settimane precedenti → presunta cena con ricco buffet e free drink che si tramuta in “piccolo benvenuto da Alitalia” → disponibilità, presunta anch’essa, 500 posti e ne entrano 200 → rissa → carabinieri → genitori incazzati neri come Pappalardo, costretti ad abbandonare le proprie cene per precipitarsi a raccattare i figli. Festa rovinata per tutti. Fine.

Ma inutile girarci tanto intorno alla fine il capodanno sarà sempre una sòla…

Come non citare a proposito il film “Risate di gioia” con Totò e la Magnani impegnati nella ricerca di compagnia tra tavolate, feste e amici che li rifiutano, senza una lira, proprio l’ultimo giorno dell’anno… La tragicomicità e le risate amare che ne escono sono lo specchio di quello che per molti rappresenta questa ricorrenza, o la vita in generale…

E quindi, quando al prossimo capodanno vi diranno “Ma stai a casa? Ma vuoi passare per eremita?” fatevi trovare pronti con il vostro cavallo di battaglia composto per l’occasione:

“L’anno che sta arrivando tra un anno passerá…. io mi sto preparando, con un sacco de “li mort*’ “ 

Magari vi inviteranno a qualche karaoke infrasettimanale, ma almeno dal trenino sarete salvi.

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Vignetta tratta da Freegnacce- Pensieri in libertà

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